Negli ultimi anni si parla sempre più spesso di baby skin care, un fenomeno che sta sollevando dubbi e preoccupazioni tra esperti ed adulti consapevoli.
È però fondamentale fare chiarezza: la pelle dei bambini può e deve essere curata, ma con prodotti formulati specificamente per la loro età e per le loro esigenze fisiologiche.
La pelle infantile, infatti, è molto diversa da quella adulta; è più sottile, più permeabile e con un sistema di difesa cutaneo ancora in maturazione. Proprio per questo necessita di cosmetici essenziali, delicati e mirati, non di routine complesse nè di attivi pensati per trattare inestetismi che, semplicemente, nei bambini non esistono.
È comprensibile che bambini e bambine siano attratti dai prodotti degli adulti: imitare fa parte del gioco, della scoperta e della crescita. Tuttavia, il ruolo dell’adulto è proprio quello di porre un confine, spiegando e guidando. Assecondare questa curiosità utilizzando cosmetici non adatti all’età significa ignorare i reali bisogni della pelle infantile e, al tempo stesso, trasmettere un messaggio fuorviante. Utilizzare creme anti-età, sieri, maschere, esfolianti o prodotti altamente profumati su una pelle così giovane non è un gesto educativo né una coccola: può alterare la barriera cutanea, favorire irritazioni e sensibilizzazioni e creare un rapporto precoce e poco sano con l’immagine di sé.
Educare alla skincare dovrebbe voler dire insegnare il rispetto per il proprio corpo e per il proprio tempo. Ogni età ha la sua pelle, i suoi bisogni e il suo valore. Il compito di noi adulti è quello di proteggere questa fase, valorizzandone l’importanza senza anticipare modelli e abitudini che appartengono al mondo adulto.
La vera cura, in età infantile, è fatta di pochi gesti: pochi ingredienti selezionati, assenza di profumazioni intense e un obiettivo preciso: proteggere e rispettare la pelle, non modificarla. Detersione delicata, idratazione quando necessaria e protezione solare sono più che sufficienti.
La cosmesi, quando è ben formulata e ben utilizzata, è uno strumento di salute. Quando non lo è, diventa solo marketing travestito da cura.